Il 10 ottobre 1466, dettando le sue ultime volontà testamentarie, il pievano Guarnerio d'Artegna legò la sua collezione privata di 173 manoscritti alla chiesa di San Michele Arcangelo e all'intera comunità di San Daniele del Friuli. Pose una clausola ferrea: i testi non avrebbero mai dovuto essere alienati, divisi o allontanati dalla città. Attraverso questo atto giuridico, prese forma la prima istituzione bibliotecaria di pubblica lettura del Friuli, e una delle più antiche in Italia.
Guarnerio aveva assimilato i principi dell'Umanesimo durante il suo soggiorno a Roma. Rientrato in patria nel 1435, trasformò San Daniele in un polo di produzione libraria, istituendo un vero e proprio scriptorium. Qui, grazie alla collaborazione con abili amanuensi come Michele Salvatico, fece copiare e miniare i testi classici, arricchendo un archivio che manteneva costanti relazioni con gli intellettuali dell'epoca, tra cui il cardinale Bessarione, influente mecenate e fulcro della Biblioteca Marciana di Venezia.
Dalla pergamena bizantina ai codici del Petrarca
Il nucleo originario dei codici guarneriani è un catalogo eterogeneo che abbraccia teologia, classici latini e scienza medievale. Tra i reperti di maggior rilievo storiografico emerge la Bibbia Bizantina (fine XII - inizio XIII secolo), caratterizzata da miniature di matrice orientale, affiancata da un esemplare dell'Inferno di Dante risalente alla fine del Trecento.
Fino al XVIII secolo, i volumi rimasero segregati in un ambiente protetto adiacente al Duomo, supervisionati direttamente dai membri del Consiglio cittadino per evitare dispersioni.
Il Palazzo del Comune e il lascito di Giusto Fontanini
L'assetto della biblioteca cambiò radicalmente a metà del Settecento. Nel 1736, l'arcivescovo di Ancira Giusto Fontanini donò alla sua città natale la propria immensa collezione di libri, composta da manoscritti, incunaboli, cinquecentine e migliaia di volumi a stampa.
Per accogliere questa nuova e massiccia dotazione, l'amministrazione dovette predisporre uno spazio adeguato all'interno del Palazzo del Comune, un edificio eretto a partire dal 1415 impiegando i blocchi di pietra ricavati dalla demolizione della muraglia meridionale del castello dei Varmo. Tra il 1743 e il 1749, i testi di Guarnerio e quelli di Fontanini furono trasferiti nell'attuale sala di lettura, foderata da rigide scaffalature in legno di noce. Fu in questa fase che si aggiunsero ai faldoni anche i pregevoli manoscritti delle opere di Francesco Petrarca, copiati a Padova dal celebre scriba Bartolomeo Sanvito. Oggi la sezione antica della Guarneriana conta circa 12.000 volumi antichi, studiati da filologi e ricercatori di tutta Europa.
Come arrivare e dintorni
Per raggiungere la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli in automobile, l'asse principale è l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Procedendo in direzione nord, le uscite di riferimento sono Udine Nord oppure Osoppo-Gemona. Da entrambi i caselli, è necessario immettersi sulla Strada Provinciale 463 (SP463) e seguire le indicazioni per il centro collinare. Il Palazzo del Comune si trova nel cuore dell'abitato, adiacente al Duomo.
Il territorio morenico circostante offre evidenze storiche e naturalistiche di rilievo. A ovest, a soli sei chilometri di distanza, sorge il borgo di Ragogna: la sagoma del suo castello medievale domina un costone roccioso a strapiombo sul greto del fiume Tagliamento. Procedendo invece per dieci chilometri verso sud-est lungo la SP5, si incrocia l'abitato di Fagagna, sede dell'Oasi dei Quadris, un'area umida in cui sono stati reintrodotti con successo la cicogna bianca e l'ibis eremita.
Coordinate: 46.1604, 13.0104
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