Settecentosessanta metri quadrati di tessere calcaree compongono il più vasto mosaico paleocristiano del mondo occidentale. La pavimentazione dell'attuale Basilica di Santa Maria Assunta non era destinata all'edificio che vediamo oggi, ma costituiva il piano di calpestio dell'originario complesso di culto eretto nel 313 d.C. dal vescovo Teodoro, immediatamente dopo la promulgazione dell'Editto di Milano. Questo scarto temporale tra il pavimento del IV secolo e le architetture in elevato, stratificatesi nell'arco di ottocento anni, definisce l'anomalia strutturale e l'importanza storiografica del sito di Aquileia.
L'aula teodoriana e le stratificazioni patriarcali
L'impianto originario voluto da Teodoro era formato da due aule parallele prive di abside, collegate da un ambiente trasversale. In seguito alla distruzione parziale operata dagli Unni di Attila nel 452 d.C., il complesso subì diverse trasformazioni. L'abside poligonale e il portico antistante — che oggi connette la facciata alla cosiddetta Chiesa dei Pagani e al Battistero ottagonale — risalgono all'epoca carolingia, edificati per volere del patriarca Massenzio nel IX secolo.
L'assetto volumetrico definitivo fu impresso nel 1031 dal patriarca Poppone, che riedificò le murature in stile romanico, consacrando la nuova struttura. I colonnati interni dai capitelli corinzi e le arcate a sesto acuto, inserite nel Trecento dopo il crollo della copertura a causa del disastroso terremoto del 1348, sorreggono oggi il massiccio soffitto ligneo carenato, opera dei carpentieri veneziani completata nel 1526.
L'iconografia del pavimento musivo
Rimasto occultato per secoli sotto una colata di cocciopesto stesa in epoca popponiana, il pavimento teodoriano fu riportato alla luce solo tra il 1909 e il 1912 dalle campagne di scavo austriache. Per proteggere il reperto, la visita si svolge oggi su passerelle in vetro temperato.
L'apparato decorativo rinuncia quasi del tutto alle croci, utilizzando l'allegoria per aggirare le reticenze di una comunità appena uscita dalla clandestinità. Spicca la complessa narrazione della storia di Giona, inghiottito dal mostro marino e rigettato sulle sponde, metafora della morte e resurrezione di Cristo. Il mare è popolato da un campionario ittico di precisione naturalistica: polpi, calamari, torpedini e delfini. Frequente è il tema della lotta tra il gallo (annunciatore della luce e del bene) e la tartaruga (dal greco tartarouchos, abitante del Tartaro, simbolo delle tenebre e dell'eresia). Nell'aula sono inoltre visibili i ritratti dei finanziatori dell'opera e il celebre monogramma cristologico associato all'iscrizione dedicatoria al vescovo.
Le cripte: tra affreschi bizantini e fondamenta romane
La zona presbiteriale ospita l'accesso alla Cripta degli Affreschi, ricavata nel IX secolo per custodire le reliquie dei martiri locali. Le volte a crociera e le pareti sono coperte da un ciclo pittorico del XII secolo, declinato in un rigido stile bizantino, che illustra le origini del cristianesimo aquileiese attraverso la predicazione di San Marco e la consacrazione del primo vescovo, Ermacora.
In corrispondenza dell'ingresso, un passaggio ipogeo conduce alla Cripta degli Scavi. Quest'area archeologica sotterranea svela le basi murarie della porzione settentrionale dell'antica aula teodoriana e i resti di domus romane di età augustea su cui l'edificio religioso fu fondato, evidenziando il riutilizzo dei materiali urbani per l'espansione del nucleo ecclesiastico.
Il campanile popponiano e il Cimitero degli Eroi
A lato della basilica svetta il campanile eretto nell'XI secolo sotto il patriarcato di Poppone. Alto 73 metri, fu costruito impiegando massicci blocchi di pietra calcarea sottratti alle gradinate del vicino anfiteatro romano. La cuspide conica che lo sormonta è un'aggiunta rinascimentale. Dalla cella campanaria la linea di vista si estende in modo ininterrotto sull'intera pianura friulana, tagliando la laguna di Grado a sud e scontrandosi con i rilievi del Carso e delle Alpi Giulie a est e a nord.
Alle spalle delle absidi patriarcali, circondato da un filare di cipressi, si estende il Cimitero degli Eroi. Il recinto accoglie le salme dei soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale sul fronte dell'Isonzo. È in questo cimitero che, il 28 ottobre 1921, la madre goriziana Maria Bergamas fu chiamata a scegliere tra undici feretri anonimi la salma del Milite Ignoto, poi trasferita e tumulata all'Altare della Patria a Roma.
Come arrivare e dintorni
L'accesso stradale all'area archeologica è garantito dall'autostrada A4 Torino-Trieste. Uscendo al casello di Palmanova, ci si innesta sulla Strada Regionale 352 (SR352) e si procede in direzione sud per 17 chilometri, seguendo un percorso rettilineo che penetra direttamente nel perimetro cittadino.
Il territorio circostante la Bassa Friulana è segnato da interventi urbanistici di epoche diametralmente opposte. A meno di 10 chilometri a nord-ovest sorge il borgo di Strassoldo, frazione di Cervignano del Friuli, sviluppato attorno a un sistema di castelli medievali cinti da rogge di risorgiva. A est, distante circa 12 chilometri percorrendo la SP108, si raggiunge Torviscosa, un rigoroso esempio di città di fondazione razionalista costruita negli anni Trenta per ospitare il polo industriale della SNIA Viscosa destinato alla produzione autarchica di cellulosa.
Coordinate: 45.7694, 13.3689
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