Nel 1989, l'editore e collezionista d'arte tedesco di origini carniche Egidio Marzona decise di convertire un vasto prato in pendenza di 15.000 metri quadrati, situato nella frazione Villa di Verzegnis, in un cantiere permanente dedicato alla Land Art, all'Arte Povera e al Minimalismo. Allontanandosi deliberatamente dai poli museali chiusi, Marzona ha invitato artisti di caratura internazionale a soggiornare in Friuli, commissionando loro l'installazione di opere site-specific progettate per alterare e misurare fisicamente lo spazio boschivo circostante.
Acciaio, cemento e vetro: il contrasto materico
L'area espositiva si sviluppa senza alcun percorso obbligato, lasciando al visitatore il compito di rintracciare i volumi scultorei tra l'erba alta e i dislivelli del terreno. Le opere presenti rifiutano ogni valenza decorativa e si impongono per il loro peso e per l'impiego di materiali industriali nudi, lasciati esposti all'azione disgregatrice del clima prealpino.
Tra le architetture più imponenti emerge il solido in cemento bianco progettato da Bruce Nauman, una piramide tronca sotterranea ed esplorabile che funge da severo dispositivo di osservazione spaziale. A breve distanza, l'articolato muro in mattoni e blocchi forati ideato da Sol LeWitt impone una rigida griglia ortogonale che taglia il paesaggio, mentre i padiglioni in vetro specchiante realizzati da Dan Graham frammentano l'orizzonte e riflettono il profilo delle montagne, creando distorsioni ottiche e disorientando la percezione del limite territoriale.
Il degrado calcolato e le tracce sul territorio
Molte delle opere disseminate a Verzegnis sono concepite per assecondare la degradazione biologica. Il cerchio di rocce allineato da Richard Long, esponente di spicco della Land Art, si mimetizza progressivamente con la crescita del fogliame e dei muschi, documentando la continua riappropriazione del suolo da parte della natura. Similmente, i pesanti blocchi in legno non trattato di Bernd Lohaus o le effimere installazioni termiche del passato — come quelle legate al ghiaccio di Stephen Kaltenbach — certificano che il parco agisce come un archivio mutabile, soggetto a un calcolato decadimento organico.
A vegliare sul margine del perimetro espositivo sorge l'Antica Osteria Stella d'Oro. Fondata nel 1879 e oggi gestita da Francesco Marzona, la struttura preserva l'architettura in pietra locale e un menù radicato nella gastronomia carnica, contrapponendosi all'astrazione concettuale delle installazioni che occupano la collina adiacente.
Come arrivare e dintorni
L'Art Park si raggiunge in automobile viaggiando lungo l'autostrada A23 Palmanova-Tarvisio. Procedendo in direzione nord, si esce al casello di Carnia-Tolmezzo, per poi immettersi sulla Strada Statale 52 (SS52) fino a sfiorare l'abitato di Tolmezzo. Superato il grande ponte sul fiume Tagliamento, si imbocca la Strada Provinciale 1 (SP1) verso sud, seguendo i tornanti e la segnaletica per Verzegnis fino a raggiungere la frazione di Villa.
L'area si colloca in un assetto geografico di notevole interesse. A circa quindici chilometri verso sud-est si estende il Lago di Cavazzo (o dei Tre Comuni), il più vasto bacino naturale della regione, generatosi all'interno di una faglia tettonica. Spostandosi a nord, sulla sponda opposta del fiume Tagliamento, si raggiunge Invillino (frazione di Villa Santina): sulla sommità del colle di San Martino gli scavi archeologici hanno portato alla luce il perimetro di un antico insediamento d'altura e i resti di un fonte battesimale risalente al V secolo d.C.
Coordinate: 46.3859, 12.9861
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