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I resti monumentali dell'antica Aquileia romana

Fondata nel 181 a.C., Aquileia conserva le fondazioni del foro imperiale, l'imponente porto fluviale sul fiume Natissa e le necropoli di età tardoantica.

I resti monumentali dell'antica Aquileia romana - Arte & Cultura in Friuli Venezia Giulia

Nel IV secolo d.C., Aquileia era la quarta città della penisola italica per numero di abitanti e una delle metropoli nevralgiche dell'Impero Romano. Centomila persone popolavano l'insediamento urbano, governando le infrastrutture militari e gestendo il flusso di schiavi, metalli, ambra e vettovaglie che dalle rotte dell'Adriatico risaliva in blocco verso il Norico e la Pannonia. Fondata come colonia militare nel 181 a.C. per arginare le incursioni dei Celti, la città ha lasciato affiorare sul terreno le tracce monumentali del proprio apparato amministrativo e commerciale, in gran parte portate alla luce dagli scavi degli anni Trenta e oggi incastonate nel tessuto agricolo della Bassa Friulana.

La piazza lastricata all'incrocio tra cardo e decumano

Il Foro di Aquileia si sviluppava all'esatto incrocio tra il cardo e il decumano massimi, assecondando la rigida topografia della centuriazione romana. La pavimentazione a grandi lastre di pietra tuttora visibile risale al I secolo d.C., mentre l'assetto definitivo fu completato nel corso dell'epoca imperiale.

L'invaso pubblico misurava 115 metri di lunghezza per 57 di larghezza ed era perimetrato sui lati lunghi da un doppio portico colonnato, presumibilmente sormontato da una balaustra statuaria. Sul perimetro del foro si allineavano le tabernae, la zecca imperiale istituita sotto Diocleziano e, a sud, la grande basilica civile di epoca severiana, fulcro dell'attività giudiziaria e amministrativa. Nel lato nord si concentravano invece la curia, il municipio (comitium) e il mercato (macellum). Oggi il sito restituisce porzioni del lastricato tardoantico, rocchi di colonna scanalati rialzati su gradini e massicci plinti scolpiti con i volti di Giove Ammone e Medusa.

I trecento metri di banchine sul fiume Natissa

Le infrastrutture di scambio costituiscono il reperto ingegneristico più imponente della colonia. Lungo la sponda del fiume Natissa, in parallelo alla cinta muraria orientale repubblicana, si estende una banchina d'attracco lunga oltre trecento metri.

L'impianto in pietra calcarea che si osserva oggi è il risultato di un rifacimento strutturale eseguito all'inizio del I secolo d.C., durante l'impero di Claudio. Il sito si esplora percorrendo la Via Sacra — un viale pedonale alberato tracciato nel 1934 a ridosso dell'area di scavo — da cui si distinguono chiaramente i pesanti anelli di ormeggio infissi nei blocchi di pietra, le scalinate per le operazioni di carico e scarico, le fondamenta dei magazzini di stoccaggio e le basi della cinta muraria difensiva eretta tra il IV e il V secolo per fronteggiare le irruzioni barbariche.

Incinerazione e inumazione: i recinti sepolcrali extraurbani

Il diritto romano imponeva di seppellire i defunti al di fuori del pomerium, il confine sacro dell'abitato. L'area funeraria meglio conservata affiora lungo l'odierna via XXIV Maggio. Qui si susseguono cinque recinti sepolcrali contigui, delimitati da murature in laterizio e in uso tra la metà del I e il IV secolo d.C.

Appartenute a famiglie facoltose locali come la gens Stazia, Giulia, Trebia e Cestia, le tombe documentano archeologicamente la transizione del rito funebre dalla cremazione all'inumazione. L'area conserva cippi funerari, altari iscritti e sarcofagi in pietra. Le campagne di scavo più recenti hanno isolato ulteriori 87 tombe con relativi corredi e rinvenuto accumuli di resti ossei animali, provando lo svolgimento sistematico di sacrifici e banchetti rituali all'interno delle aree funerarie.

Il Grande Mausoleo e i leoni di gusto ellenistico

All'intersezione tra via Giulia Augusta e via XXIV Maggio svetta il Grande Mausoleo, una tomba monumentale a cuspide alta quindici metri risalente all'età augustea. La struttura odierna è un anastilosi, una ricomposizione architettonica eseguita nel 1956 basata su frammenti originali recuperati a fine Ottocento lungo il tracciato stradale per Tergeste (Trieste).

Il mausoleo poggia su un basamento a gradoni sorvegliato da sculture di leoni. Al centro si imposta il dado della cella funeraria, coronato da un'edicola piramidale con decorazione a squame di pesce sormontata da una pigna. Nell'edicola è alloggiata la statua acefala del defunto: l'indosso della toga, la presenza del fascio littorio e dello scrinium per i documenti ufficiali identificano l'uomo come un alto magistrato locale, di cui si ignora l'identità a causa dell'assenza dell'epigrafe dedicatoria.

Geometrie musive e scene di pesca nei Fondi Cossar e Cal

L'impianto residenziale dell'antica metropoli è documentato dalle platee edilizie dei Fondi Cossar e Cal. Questi isolati, scavati originariamente negli anni Cinquanta e tuttora al centro delle indagini dell'Università di Padova, mostrano la stratificazione di molteplici domus modificate e ampliate ininterrottamente fino al V secolo d.C.

Entrambe le aree restituiscono vaste porzioni di pavimentazioni musive. Si passa dai rigorosi mosaici geometrici a tessere bianche e nere di età giulio-claudia ai complessi tappeti figurati di età tardoantica. Spiccano per raffinatezza le superfici musive che originariamente decoravano le grandi aule di rappresentanza, tra cui una dinamica scena di pesca con putti al lavoro su imbarcazioni e diverse allegorie iconografiche del Buon Pastore.

Le mura di cinta e i mercati del Fondo Pasqualis

Il settore archeologico sud-orientale, identificato come Fondo Pasqualis, documenta l'apparato difensivo e commerciale della città tardo imperiale. In questa zona sono emerse porzioni rettilinee delle mura di cinta e ampie corti pavimentate riconducibili a strutture mercatali tardoantiche. L'edificazione dei mercati a ridosso delle mura, in asse con il corso d'acqua, garantiva uno smistamento diretto dei carichi dalle navi mercantili agli spazi di vendita prima dell'immissione capillare nel centro urbano.

Come arrivare e dintorni

Per raggiungere i siti archeologici di Aquileia in automobile, l'itinerario più lineare richiede di percorrere l'autostrada A4 Torino-Trieste (oppure l'autostrada A23) e imboccare l'uscita al casello di Palmanova. Superata la barriera autostradale, ci si immette sulla Strada Regionale 352 (SR352) viaggiando in direzione sud per circa 17 chilometri, seguendo la viabilità rettilinea fino al centro dell'abitato romano.

Procedendo verso sud per ulteriori 11 chilometri lungo il ponte translagunare della SR352 si arriva a Grado, antico insediamento di pescatori che custodisce i resti del castrum romano e il rigore delle basiliche paleocristiane di Sant'Eufemia e Santa Maria delle Grazie. Risalendo invece al punto di uscita autostradale si incontra la fortezza di Palmanova, capolavoro di architettura militare veneziana edificato alla fine del Cinquecento, con la sua inalterata cinta bastionata a stella a nove punte.

Coordinate: 45.7697, 13.3686

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