Per le vie di Trieste

Vie di Trieste
Vie di Trieste -itinerari

Un turista inglese descrive la sua esperienza della scoperta di Trieste in una giornata di sole e forse varrebbe la pena imitarlo.

“Volevo passeggiare a allo tesso tempo vedere qualche cosa dell’antica storia di Trieste per godere visivamente di quello che raccontava mio nonno delle sue scorribande a San Giusto. Così ho detto al tassista di portarmi li.

Ho capito. Ho sentito il cuore della città antica. Poi ho riletto attentamente la guida dove erano descritti il passaggio dei Romani, dei Goti, dei Longobardi ed ho immaginato vari sparuti gruppi di abitanti, spaventati dal succedersi degli invasori, ma comunque… che consolazione quella vista indescrivibile e potente…

Anche il cuore dei Romani doveva essere commosso ed aver pensato che proprio lì avrebbe dovuto essere edificato il cuore della città.

Poi ho cominciato a scendere con l’intenzione di vedere il mare da vicino, dal porto.

Tuttavia quante continue soste per fotografare facciate di case, scorci di mare. La guida diceva che Maria Teresa d’Austria aveva voluto migliorare l’aspetto urbanistico facendo abbattere le vecchie mura che separano il borgo antico dal resto della città.

Forse non era stata una buona idea, ma sapevo che gli Asburgo per i triestini erano intoccabili  e così me ne son fatto una ragione. Mi sono trovato poi in una città ampia, piena di persone e di vento: c’era un’aria cosmopolita.

Finalmente sono giunto al porto e mi sono seduto imnbambolato a fissare il mare accecante di luce. Faceva caldo e la gente parlava un idioma che non capivo, ma sembrava tedesco.

I gabbiani volteggiavano e c’era quel classico odore che c’è in tutti i porti, ma a Trieste sembrava meno intenso come se il vento lo diluisse.

Mi chiedevo se quel vento fosse la bora, ma una signora gentile mia aveva spiegato che con la bora talvolta non si riusciva nemmeno a camminare… allora non era bora.

Un pò di fame, un giro per Piazza Unità, poi la sosta al Caffè degli Specchi più per curiosare. Avevo sentito parlare della bontà del caffè triestino ma non immaginavo si trattasse di un’esperienza così intensa, quasi mistica.

Intanto volevo sapere di più di questa città strana e grandiosa.

Mi trovavo seduto nella zona antistante a Palazzo Stratti, fondato nel 1839, al cui pianoterra c’era il mio Caffè degli Specchi. Poco distante sarei andato nel quartiere degli ebrei e poi a visitare il Caffè San Marco.

Avevo appena letto che questo magnifico ambiente era stato aperto nel 1914 ed era stato il ritrovo di scrittori, poeti, intellettuali che alternavano conversazioni a partite a biliardo e scacchi. Immaginavo le atmosfere e le dispute letterarie. Il caffè aveva subito i danni della I Guerra Mondiale ed era stato ricostruito per ridiventare il luogo d’incontro di altre teste illuminate.

Amavo Joyce e avevo scordato che aveva soggiornato a Trieste, e veniva proprio in quello stesso caffè ad incontrare Italo Svevo e il poeta Umberto Saba.

Ero commosso e ad una certo punto avevo adocchiato una persona, un volto che avevo visto ma che non ero riuscito ad individuare… forse un déjà vu.

Dopo qualche giorno sulla strada del ritorno, in aeroporto, avevo rivisto quel volto sulla sovracopertina di un libro: era Claudio Magris.